Non credo che la maggior parte dei politici italiani e, tanto meno, l’opinione pubblica (non solo da noi) abbia ben capito quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. Le politiche economiche dei vari paesi del continente non si decideranno più nelle varie capitali, neppure per la parte residua ora rimasta. Ma saranno affidate formalmente alla Commissione Europea, in realtà al governo di Berlino.
Questo è almeno il progetto, molto ostacolato, che corrisponde, però, a una vera necessità non solo economica ma soprattutto politica. Ci sarà tempo per rendersene conto e per misurare le conseguenze epocali di una decisione a lungo attesa, auspicata e temuta.
Per il momento basterà ricordare quali saranno i primi effetti, almeno da noi. Finite le illusioni e le trattative estenuanti a cui regioni, sindacati, professioni e gruppi vari pensavano di affidarsi per strappare più soldi. Dovranno accontentarsi di redistribuire quello che resta: ma non sarà la stessa cosa. Già Balducci Scajola e il vario generone romano dovranno rifare i conti. Persino l’onnipotente chiesa cattolica nazionale comincia a sentire il cambio di passo.
Molti credono che trattare con Tremonti sia dura. Ma i diversi Bersani, Epifani e Bindi (per non parlare di gente come Lombardo Vendola o Bossi) non hanno ancora assaggiato la medicina tedesca. Provare per credere.
Etichette: Storia