Non so se l’italiano, protagonista maschile premiato a Cannes, sia un bravo attore ma suppongo di sì. Noto solo che ricevendo il premio ha dichiarato che gli italiani sono migliori della loro classe dirigente. A parte l’uso sconsiderato di questa fatua e falsa categoria, ormai invalsa nell’uso come una specie di rituale linguistico irriflesso, bisognerebbe far notare all’illustre laureato che, come si diceva una volta, chi si loda s’imbroda. E che l’idea singolare di un popolo migliore dei propri politici (a questi, di fatto, si riferiva l’affermazione) necessita di un ben lungo percorso di prove per essere dimostrata.
Ma dirlo è carino e fa sempre un bel vedere. In un beato mondo la cui principale preoccupazione è quella di evitare di fare i conti con le pratiche sociali vere e diffuse. Oltre che, molto spesso, con la propria storia e quella, non dissimile, di nonni, zie, parenti e cari conoscenti. Dio non voglia ci si ritrovi troppo simili al ributtante berlusconismo che, viste le premesse analitiche, verrà prima caricato di ogni ignominia, poi attribuito ai soli nemici politici e trasformato così in un oggetto incapsulato e inoffensivo.
Noi siamo buoni e tu sei cattivo. Una bella frase. Falsa.
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