Dato che me la canto e me la suono da solo posso permettermi un auto-elogio. Senza esagerare, per carità. Ora che l’inevitabile e necessario passaggio della direzione politica ed economica europea è ben saldo nelle mani della Germania, ricordo un articolo di qualche mese fa che dava come già compiuto ciò che ora appare a molti come uno sviluppo recentissimo. Che i tedeschi siano i veri gestori della politica europea presente e futura non dipende neppure dalla coscienza che i loro responsabili politici possono avere ora di questa funzione: Angela Merkel, in particolare, non sembra rendersene del tutto conto e, forse, neppure desiderarlo. Anche perchè questo revirement implicherà enormi revisioni ideologiche e influenzerà moltissimo l’immagine del passato recente della Germania. Con serie conseguenze sulla costruzione collettiva della memoria degli stessi tedeschi. Basta una domanda per tutte: quale rapporto si vorrà riconoscere tra gli anni Trenta, la guerra e la rinascita tedesca? Reggerà il rifiuto della destra filo-nazista al diffondersi di un inevitabile orgoglio imperiale? E quali saranno gli effetti sul sistema democratico-elettivo degli altri paesi e sul loro declinante ceto politico? I piccolissimi Bersani, Casini, Berlusconi (o loro eredi) ma anche i Cameron e Sarkozy, i socialisti francesi e i popolari spagnoli dovranno e potranno accettare un sistema politico che li priva di rappresentanza? Il caso del Belgio che si governa benissimo, per ora, senza un vero governo, perchè le decisioni serie si prendono altrove, sarà il nostro destino? E’ molto probabile, nonostante il fuoco e le fiamme impotenti che arriveranno da Parigi e Londra.