La scelta del motto scovato dall’ illustrissimo FT per caldamente sospingere B. giù dalla poltrona (In the name of God, go! che molti scioccamente traducono con “vattene via!”) ha il pregio di dire, se bene inteso, molte cose interessanti. Quelli che sanno di storia vi diranno che Cromwell, quella mente libera e buona, si era stufato di trovarsi di fronte a più fastidi del previsto per far fuori il Parlamento nell’anno domini 1653. Così, presentatosi da capo dell’esercito nell’aula, uscì in quella frase (o in una simile, nessuno lo saprà mai) accusando Tizio e Caio di essere dei mezzi delinquenti, ubriaconi, e (guarda, guarda) contaballe e puttanieri. Fin qui siamo nella perfetta metafora: B. ha il fatto suo, già profeticamente annunciato.
Ma la frase non vuol dire “vattene” o “vai via!” come ha tradotto la sepolcrale e imbiancata Repubblica ma più precisamente “andatevene” e non è riferita a un re o a un presidente ma a un Parlamento. Pieno di lazzaroni e trafficoni, magari, ma pur sempre tale, anche se poco disposto a farsi fuori da solo. L’insegnamento che ci riguarda, però, viene da quanto accaduto dopo: il nostro Cromwell, preso dal sacro zelo che lo animava fin troppo spesso, irrobustito da qualche buon massacro di Scozzesi e Irlandesi, fa eleggere dalle congregazioni locali, a lui fedeli, un Parlamento, diciamo così, un po’ speciale, il Barebone’s Parliament. Detto in questo modo non fa una grande impressione: ma quella assemblea è più nota come Parlamento dei Santi, perchè composto solo dagli uomini migliori, più zelanti e devoti, (oltre che ben forniti di moneta) naturalmente scelti dal capo (ormai Dittatore) per assicurare l’avvento della migliore società in terra. E così ci siamo davvero in pieno e l’apologo contro il Delinquente Italiano Massimo può svelare la sua vera lezione politico-morale.
Affidiamoci ai migliori, stabiliamo un elenco fisso di virtù, badiamo ad essere noi a stilarne la lista e facciamo finalmente corrispondere la realtà, sempre curiosamente restia a farsi ingabbiare dal Bene, a star dentro ai devoti limiti imposti. Quella del governo dei migliori non è una grande novità, risorge a singhiozzi nella storia con la sua brutta faccia imbellettata e compunta. I suoi risultati non raggiungono mai le esigenti aspettative ma l’illusione di far fuori gli altri e la loro indegna inadeguatezza è troppo succosa e difficile da abbandonare. Noi siamo immersi in uno di questi lugubri singhiozzi: da quello vero e robusto del governo europeo senza neppure l’ipocrisia della rappresentanza residua degli esclusi (il tandem Merkozy come dicono i francesi, dove la parte Sarkozy potrebbe tranquillamente essere eliminata) all’ auspicio di sollecitarne un altro sotto forma di delegazione virtuosa in sede locale, nella lontana Roma. Anche qui riappare il fantasma del Lord Protettore buono il cui unico difetto è quello di doversi cercare i voti degli indegni residui del Lord Protettore cattivo, appena eliminato.
Soccorrerà la conversione, il miracolo paolino con caduta (aih!) da cavallo, una magari sincera risistemazione intellettuale o sentimentale. Tutto bene, presi i passaggi di campo uno per uno. Ma l’insieme instupidisce e fa sospirare, anche se il trapasso collettivo dalla malignità alla virtù è sempre un gran pezzo di teatro, una distrazione da gustare come i corposi passiti o il Barolo Chinato. Resteranno però sempre abbastanza Cattivi per ostacolare subdolamente, viziosamente i Buoni. Tanto da far riapparire, nei tratti dell’ Esperienza dell’Onestà e della Responsabilità un minimo di imprevista porcaggine.
P. S. So che queste conclusioni, fintamente scettiche, piacciono pochissimo ai Buoni che si affrettano: “Ma non è mica tutto uguale, ci sono delle differenze”. Sì, ci sono, ma non tante e non tutte per il verso previsto.